II.V. LA DIMENSIONE ETICA
Smart afferma che "nell'intero corso della storia le religioni sono solite incorporare un codice etico" (The Religious Experience of Mankind, XXXI edizione, pag. 9). Il Buddismo, per esempio, insegna che le proprie azioni devono essere controllate dai cinque precetti: non uccidere, non rubare, non mentire, non commettere atti sessuali illegittimi e non consumare alcoolici. L'ebraismo ha la Torah (legge) che contiene non solo i dieci comandamenti, ma anche molti altri precetti morali e rituali. Allo stesso modo l'Islam ha la sua Shari'a (legge) che stabilisce i doveri morali e rituali. Nel Cristianesimo, Gesù riassume il suo insegnamento etico nel comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso". La dimensione etica di una religione può ricollegarsi, almeno in parte, ad alcuni aspetti delle sue dimensioni mitiche e dogmatiche. Per esempio, l'ordine impartito da Buddha di astenersi dall'uso di alcoolici si ricollega con la sua percezione secondo cui queste sostanze impediscono la consapevolezza di sé. L'insegnamento cristiano di amare il prossimo si ricollega alle narrazioni sul comportamento di Cristo e alla dottrina secondo cui Dio è amore. E le ferree prescrizioni morali della Shari'a si ricollegano all'insegnamento islamico secondo cui, alla fine, ogni individuo sarà soggetto al giudizio di Dio.